Rabbia popolare

July 15, 2008

di Serge Halimi – Le Monde Diplomatique, giugno 2008 

Impiegati e funzionari preoccupati per il costo della spesa quotidiana; lavoratori poveri, pensionati che frugano tra la spazzatura dei supermercati: il problema del potere d’acquisto getta il discredito su tutti i governi in carica. In Italia, in Francia e nel Regno unito i partiti politici al potere hanno subìto cocenti sconfitte alle elezioni politiche o amministrative. Negli Stati uniti, dal marzo scorso il partito repubblicano ha perso nel corso di consultazioni legislative parziali tre dei suoi punti di forza: in una di queste circoscrizioni vinceva da trentatre anni, in un’altra da ventidue; e nella terza, alle precedenti elezioni il candidato sconfitto era stato riconfermato col 66% dei voti.

Per la maggioranza della popolazione la vita quotidiana sta diventando sempre più dura. In Italia e in Spagna si dà la colpa all’euro; ma anche il «paniere» britannico è rincarato del 15% rispetto a un anno fa; e nello stesso arco di tempo, negli Stati uniti il prezzo delle uova è aumentato del 30%, quello del latte e dei pomodori del 15%, mentre per il riso, la pasta e il pane l’aumento è in media del 12%.

E il danno non è certo compensato dal prezzo degli alloggi, né da quello dell’energia…

Una ripresa – aleatoria – della crescita non servirà a risolvere il problema di fondo. Rovesciando un detto famoso: «Ciò che giova alla General Motors giova al paese» pronunciato nel 1953, l’ex ministro delle finanze Usa, Lawrence Summers, ha ammesso recentemente: «Il bene dell’economia mondiale e dei campioni del business non è necessariamente un bene per i lavoratori». Il motivo addotto a spiegazione di questo testa-coda è la «dissociazione, forse inevitabile, tra il mondo degli affari e quello delle nazioni (1)». Inevitabile, ma non imprevisto… La stagnazione e il calo del potere d’acquisto, conseguenti a una guerra ai salari condotta in nome della «competitività», nonché della caccia al «costo del lavoro», sono frutto di scelte politiche. L’economista Alain Cotta ricorda che nel 1982, con la fine dell’indicizzazione dei salari in Francia, «i socialisti hanno fatto all’impresa privata il maggior regalo che avesse mai ricevuto dai pubblici poteri». Peraltro, se ne era rallegrato anche l’allora ministro delle finanze Jacques Delors: «Abbiamo ottenuto la soppressione dell’indicizzazione dei salari senza un solo sciopero (2)». La lezione sarà servita in altri paesi europei? Scioperi degli operai tedeschi nel marzo scorso, degli insegnanti britannici in aprile, dei camionisti greci, degli addetti alla pesca marittima francesi in maggio…

Per chi rifiuta di vedere il nesso tra la minor partecipazione dei redditi da lavoro alla formazione della ricchezza nazionale e l’attuale abbassamento del tenore di vita (3), le «soluzioni» di ricambio non mancano. Ad esempio, più ipermercati per «una maggior concorrenza tra i distributori», come ha proposto Nicolas Sarkozy. E più abnegazione da parte dei lavoratori, chiamati ad accettare senza contropartite i rincari dei generi alimentari e dell’energia, nella consapevolezza di dare il loro contributo al sacrosanto obiettivo (2% di inflazione) che ossessiona una Banca centrale europea preoccupata soprattutto di compiacere i percettori di rendite, salvaguardando il loro potere d’acquisto… Quanto agli altri, che si arrangino per trovare il modo di «mangiar bene con poca spesa», come l’Avaro di Molière. Ecco ad esempio il suggerimento di Robert de Rochefort, direttore generale del Credoc (Centro di ricerche per lo studio e l’osservazione delle condizioni di vita): «Il consumatore dovrà imparare a ottimizzare il proprio budget – cosa che peraltro sa già fare abbastanza bene. Ma senza lamentarsi, accettando che il potere d’acquisto diventi a poco a poco una nozione più qualitativa – la capacità di arbitrare tra diverse spese. In breve, il potere di selezionare i propri acquisti (4)».

Un sociologo lo segue a ruota: «Così come si possono pagare le proprie comunicazioni telefoniche “à la carte”, ci si può regolare per l’alloggio, scegliendo di cambiar casa per ridurre l’onere dell’affitto (5)».

Lavorare di più per vivere peggio: in mancanza di un altolà ispirato a un precedente vecchio di quarant’anni, la destinazione proposta ha quanto meno il merito della chiarezza.

 

note:

 

(1) Lawrence Summers, « A strategy to promote healthy globalisation », Financial Times, 4 maggio 2008.

(2) Alain Cotta, La France en panne, Fayard, Parigi; citazione riportata da Jean Lacouture e Patrick Rotman in Mitterrand, le roman du pouvoir, Seuil, 2000, p. 132.

(3) Negli Stati uniti il ciclo di crescita 2000-2007 si è concluso col seguente risultato: il reddito di metà delle famiglie è calato rispetto a sette anni prima. Una situazione che non ha precedenti storici.

(4) Challenges, Parigi, 6 dicembre 2007

(5) Gérard Mermet, Les Echos, 21 aprile 2008.

2 Responses to “Rabbia popolare”

  1. Davide said

    Non capisco questo articolo. A cos’è che serve? Va a cercare le cause dell’aumento dei prezzi? Preme solo a suscitare disdegno verso le globalizzazione?

  2. Claudio said

    La Robin Tax è una BOIATA

    ROBIN HOOD rubava ai ladri(i sovrani) per restituire al popolo ciò che era loro…

    piuttosto che tassare le aziende a cui vanno bene gli affari perche nn diminuire le accise dello stato sulla benzina????

    prrr tremonti buuuuu buuu ;)

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